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  • Copertina Arte Marchigiana

    N. 13 (2025)

    È doveroso ricordare in questo numero la storica dell’arte Anna Tambini, nonché amica di questa rivista componente del Comitato Scientifico al quale ha sempre dedicato particolare attenzione, scomparsa nel maggio scorso. Figura elegante nel portamento e nel rapporto con i colleghi, ha dedicato le ricerche in primis al territorio d’origine dopo la formazione bolognese sotto l’insegnamento di Carlo Volpe, pertanto le sue prime pubblicazioni hanno riguardato la Scuola riminese del Trecento con l’attenta analisi della pieve di San Pietro in Sylvis a Bagnacavallo sapendo portare alla conoscenza degli studiosi anche artisti di non primissimo piano, la ricordo partecipe al convegno nel 1987 su La pittura fra Romagna e Marche nella prima metà del Trecento te-nutosi a Mercatello sul Metauro, dato alle stampe su “Notizie da Palazzo Albani” nel 1988.
    A lei deve tanto la sua città, Faenza, alla quale ha dedicato tanti studi riuscendo a coniugare il rigore dello studio con la comunicazione, anche attraverso l’esperienza nell’insegnamento che l’ha vista attiva in diversi Atenei nonché a Roma, Faenza, Pisa, sua città d’adozione dopo il matrimonio con il docente della Scuola Normale Franco Strocchi, anch’egli faentino.
    Il suo campo di studio ha riguardato l’arte del Medioevo e del Rinascimento in Romagna, estendendosi poi ad altri secoli, in particolare il Cinquecento e il Settecento, e ad altre regioni quali le nostre Marche, il Friuli, il Veneto e la Toscana.
    Ha partecipato nel 2002 presso l’ateneo urbinate al convegno Bartolomeo Corradini (Fra’ Carnevale) nella cultura urbinate del XV secolo con la relazione Due polittici a confronto analizzando con acutezza la cultura rinascimentale in territorio marchigiano.
    Ricordo infine l’esaustivo saggio nel volume Francesco Mancini pittore (1679-1758) del 2012 sull’attività dell’artista vadese in Romagna e sull’impronta la-sciata nel territorio dalle sue opere.

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

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    N. 12 (2024)

    Pochi mesi dopo la mostra Oro e colore nel cuore degli Appennini. Allegretto Nuzi e il ’300 a Fabriano, i curatori Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi hanno organizzato il 29 gennaio 2022 una giornata di studi dal titolo Allegretto Nuzi e il suo mondo al fine di mettere in luce elementi oggetto di ulteriori approfondimenti, facendo tesoro degli interrogativi rimasti aperti. L’occasione ha reso noti risultati sulla materialità della produzione del pittore riguardante le tecniche e le decorazioni, sorta di immersione all’interno della bottega e sulla sua organizzazione.
    Non secondario è il focus del punto sulle dispersioni e le vendite delle pitture dei Primitivi, oggetto in questi ultimi anni di ricerche che hanno messo in evidenza l’interesse nei confronti delle produzioni del Trecento e del primo Quattrocento, fenomeno che ha riguardato anche Fabriano per essere stato quel periodo particolarmente fecondo di opere d’arte.
    Un approccio innovativo ha inteso ricostruire i cicli pittorici attualmente compromessi tenendo in considerazione il rapporto delle pitture con gli spazi e in relazione con il fedele; su un percorso di ricerca parallelo è l’analisi delle strutture architettoniche con anche la ricostruzione virtuale degli spazi. Insieme con ulteriori interventi sulla produzione del periodo, i saggi trovano ospitalità all’interno del presente numero di Arte marchigiana nella consapevolezza che aggiungano un tassello significativo alla conoscenza del territorio, suo fondamentale obiettivo.


    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

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    N. 11 (2023)

    Il presente numero di Arte Marchigiana esce in un anno particolare, il 2023, cinquecentesimo anniversario (1523) della morte di artisti legati in diversa misura al territorio. Si ricorda Pietro Perugino al quale la città natale, altre umbre che conservano sue opere e Perugia hanno dedicato diverse iniziative che ne hanno ulteriormente arricchito la conoscenza. Il suo rapporto con le Marche è stato intenso da Fano a Fabriano per non sottacere il rapporto con Giovanni Santi e quello più serrato con Raffaello, argomento questo ancora oggetto di confronto tra gli storici dell’arte che indagano sull’effettivo scambio tra i due.
    In quell’anno è venuto a mancare anche Timoteo Viti urbinate il quale, dopo una formazione presso Francesco Francia a Bologna, rientrava nella città natale collaborando tra gli altri con Girolamo Genga, attivo a Roma nella chiesa di santa Caterina in via Giulia di cui non resta nessuna testimonianza pittorica
    e negli affreschi in Santa Maria della Pace in collaborazione con Raffaello. Significativa è stata anche l’attività di Luca Signorelli nella sacrestia di san Giovanni della Santa casa di Loreto, in Arcevia, a Matelica e in Urbino. Tutto ciò a dimostrazione di quanto la terra marchigiana sia intrisa di rapporti tra diversi
    artisti che nel corso del tempo l’hanno arricchita lasciando testimonianze ed alti esempi.

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

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    N. 9-10 (2021/22)

    Questo numero della rivista vede la sua uscita a metà tra due grandi ricorrenze per motivi diversi significative per le Marche: il 2020 cadeva il quinto centenario della morte di Raffaello e il 2022 sarà il sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro per il quale si prevedono iniziative a Gubbio, facente allora parte del territorio feltresco e dove ha visto la luce, e Urbino, ricorrenze intriganti per il ruolo che un artista e il governante di un piccolo territorio hanno svolto. Li si ricorda anche a dimostrazione di quanto un luogo eccentrico quale le Marche abbia contribuito alla crescita culturale e artistica non solo della propria terra: d’altra parte i due personaggi, l’artista e l’uomo di governo, non ebbero modo di incrociare
    le loro vite essendo Raffaello nato l’anno dopo la morte del duca Federico. 
    Eppure la cultura maturata nella corte urbinate è stata la culla della formazione di Raffaello, certamente attraverso Giovanni Santi che del duca ha composto una biografia arricchita da una Disputa de la pictura, opera rimasta in casa ed ereditata dal giovanissimo pittore che l’avrà tenuta cara per rappresentare prova tangibile della cultura paterna, per lui un sorta di bussola di orientamento artistico. Inoltre il concetto espresso nel programma unitario costituito da tre diversi ambienti del Palazzo ducale urbinate, lo Studiolo, il Tempietto delle Muse e la Cappella del perdono, che Federico non ha potuto vedere ultimato, metteva in relazione il mondo degli antichi e quello della contemporaneità cristiana in un rapporto armonico: si tratta dello stesso concetto espresso da Raffaello nella Stanza della Segnatura dove ha messo a fronte l’esaltazione della Filosofia attraverso la Scuola di Atene e la Teologia con l’Esaltazione del Santissimo Sacramento.
    Anni dunque importanti per la conoscenza della cultura marchigiana alla quale la rivista intende dare il proprio contributo attraverso saggi che illustrano le diverse emergenze culturali che si sono svolte nel corso dei secoli.


    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

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    N. 8 (2020)

    L’anno che si sta concludendo si presentava promettente ricorrendo il cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello: diverse città si apprestavano a organizzare incontri, convegni e mostre dedicati all’attività e all’impatto esercitato dall’urbinate nel corso dei secoli.
    Nel frattempo alle Scuderie del Quirinale veniva allestita l’esposizione Raffaello 1520-1483 che ha visto la presenza di tante opere (dipinti, disegni, reperti archeologici, etc.) provenienti da diversi musei italiani e esteri, ma il 2020 è stato visitato da una pandemia, Covid 19, tuttora attivissima che ha mietuto al momento quasi due milioni di vittime in tutto il mondo, mettendo sottosopra la sanità, i rapporti umani, le attività e l’economia. Anche le iniziative culturali hanno subito e subiscono soste, così come è capitato alla mostra romana che per un certo periodo è stata chiusa, quindi riaperta con contingentamento dei visitatori. Le stesse iniziative del Centro Studi Mazzini si sono fermate trovando però modo di pubblicare il volume Stendardi e gonfaloni processionali dalle Marche di Victor M. Schmidt, anche quale segnale di presenza attiva e di consapevolezza che non si debba spezzare il rapporto con la condivisione e la divulgazione della cultura del territorio marchigiano.
    Gli studiosi sono stati in parte bloccati dalla chiusura delle biblioteche potendo usufruire solo dei materiali presenti on line, pertanto resta forte il desiderio di riprendere con ancora maggiore vigore le attività.
    La rivista vede la luce grazie all’impegno di diversi studiosi che con generosità hanno messo a disposizione le loro ricerche contribuendo così a restituirle la fisionomia che merita.

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    N. 7 (2019)

    Piace aprire il numero di “Arte marchigiana” con la notizia del rientro in Italia di un dipinto su tavola, opera conosciuta solo attraverso fotografie in bianco e nero, di cui si erano perse le tracce a metà Novecento: si tratta della Madonna con Bambino e i santi Bernardino da Siena e Antonio da Padova collocata originariamente nella chiesa di San Francesco di Gubbio, datata 1510 e firmata dal pittore marchigiano Girolamo Nardini.
    Ancora descritta nel 1813 in chiesa, successivamente la si trova nella collezione Ranghiasci: nel piano nobile del palazzo di famiglia era sistemata la Galleria composta di 505 opere distribuite in dodici sale facenti parte di due appartamenti contigui, messe in vendita e documentate dal catalogo d’asta redatto nel 1882: il dipinto era siglato al numero 355. Esso però andò invenduto confluendo di seguito nella raccolta Barbi avendo il marchese Adolfo sposato Matilde Ranghiasci, già nel 1914 ne era ignota la collocazione. Successivamente è stato battuto in diverse case d’asta parigine risultando venduta il 3 dicembre 1959 per settecentomila franchi, pertanto da allora se ne erano perdute le tracce anche per la dispersione dell’archivio della galleria Charpentier a seguito del suo fallimento.
    Quest’anno è stata battuta all’asta nuovamente a Parigi trovando un acquirente italiano che sta provvedendo a farne effettuare il restauro per farla rimanere nel nostro paese.
    Il recupero di un’opera d’arte, a suo tempo dispersa attraverso differenti canali e a seguito di avvenimenti storici, segna un punto a favore della cultura figurativa marchigiana.


    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

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    N. 6 (2018)

    L’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca ha inserito “Arte marchigiana” tra le riviste di valore scientifico: questo non può che dare soddisfazione ai comitati scientifici e editoriali, agli storici dell’arte che con generosità collaborano alla sua riuscita.
    Arte marchigiana sta rafforzando la sua fisionomia di spazio di confronto per la conoscenza della cultura delle Marche attraverso una serie di interventi che propongono la lettura di una particolare situazione figurativa grazie all’impegno di diversi studiosi, figure bene accreditate nel mondo accademico e a giovani validi che iniziano ad affacciarsi nello spazio della ricerca.
    Attraverso questa iniziativa riteniamo di contribuire alla costruzione di una coscienza culturale collettiva che accresca la consapevolezza dello sviluppo storico del territorio in una realtà non slegata dagli avvenimenti vicini e lontani. Questa finalità dovrebbe essere perseguita anche dalla politica che, di norma, pretende tempi brevi per la raccolta di un consenso immediato, mentre il radicamento della conoscenza richiede tempi lunghi ma dai risultati più duraturi.

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

  • Copertina Arte Marchigiana

    N. 5 (2017)

    Arte marchigiana allarga il novero dei collaboratori con argomenti che abbracciano l’intero territorio regionale nel corso dei secoli nell’intento di approfondirne sempre di più la conoscenza: tale è la sfida che ci aspetta e che contiamo di vincere.
    Impresa non facile e certamente non popolare perché trova più ascolto la spettacolarità dalla quale i pubblici amministratori, nel senso più ampio del termine, si sentono fortemente attratti, perché risulta più semplice e comprensibile e non obbliga ad affrontare troppi interrogativi e a darsi obblighi.
    Quante volte lo storico dell’arte si è trovato a illustrare progetti di ricerca indirizzati alla comprensione dello sviluppo del pensiero e dell’evoluzione della cultura e della società e non ha trovato ascolto!
    Nello stesso tempo c’è disponibilità a dare spazio alla superficialità che riscuote successo e che tende a cancellare la coscienza critica, per questo c’è necessità di accrescere la consapevolezza del fenomeno artistico per rendere più salde le radici della conoscenza del patrimonio culturale della regione..

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

  • Copertina Arte Marchigiana

    N. 4 (2016)

    L’editoriale 2016 non può esimersi dal condividere alcune riflessioni sul terremoto che ha colpito ancora una volta il territorio marchigiano: dalle scosse di fine agosto a quelle di fine ottobre senza contarne tante altre meno eclatanti, ma ugualmente rovinose.
    Siamo a conoscenza di altri terremoti più antichi che devastarono il territorio: come non ricordare quello del 1781in provincia di Pesaro e Urbino che, oltre a colpire le popolazioni, ha funestato e cancellato tante testimonianze artistiche.
    La recente terribile esperienza è stata vissuta anche dall’Umbria come accadde già nel 1997 quando il 26 settembre la fascia appenninica centrale fu devastata dal sisma: prima le persone, giustamente, decisero allora gli amministratori per poi avviare una pianificazione di interventi sul patrimonio storico artistico.
    Le ferite al patrimonio - memoria storica, cultuale e artistica - vanno sanate per quello che sarà possibile fare: che dire degli edifici crollati che hanno distrutto molti affreschi tanto più significativi poiché testimoni della cultura figurativa medioevale e rinascimentale!
    Ricordo qui con amarezza il mio tentativo quando mi trovai a condividere le scelte dell’amministrazione regionale nella legislatura 1995-2000 con la proposta di far censire e documentare fotograficamente tutti gli affreschi anche dei luoghi più eccentrici e dispersi, proprio quelli maggiormente caratterizzati dall’uso della tecnica della pittura murale, ma non fui ascoltata.
    I recenti avvenimenti confermano che non si trattasse di proposta velleitaria ma utile, almeno per documentare l’attività di botteghe attive in area appenninica che hanno caratterizzato una cultura figurativa condivisa: ma la sensibilità dei colleghi non fu tale da attivare la proposta. La desolazione dei luoghi distrutti, l’accorata richiesta da parte degli abitanti di continuare a risiedervi colpiscono le coscienze nella consapevolezza che mantenere vive le testimonianze culturali rappresenti un valore aggiunto nel tentativo di ricucire un tessuto in parte devastato.


    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

     

  • Copertina Arte Marchigiana

    N. 3 (2015)

    Territorio: questa sembra essere diventata una parola magica ad indicare non tanto una zona geografica quanto un insieme di elementi: dall’economia alla politica, dalla società alla cultura, etc.
    Credo che la rivista Arte marchigiana possa dimostrare a pieno il riferimento al territorio declinato in tutte le sue caratteristiche cercando innanzitutto di rappresentarlo nella sua dimensione geografica e culturale per dare unità ad una regione dal nome plurale e dalle pecurialità diverse ed articolate.
    Purtroppo le istituzioni non sempre si dimostrano all’altezza del compito della sua valorizzazione, certamente mortificate dall’esiguità dei finanziamenti con capitoli di spesa per la cultura a dir poco risibili, ma è proprio in tempi di ristrettezze che le capacità di scelta assumono un valore maggiore con la necessità di investire nel miglior modo le risorse.
    La politica spesso preferisce seguire le mode dando spazio ad una visibilità non in grado di far crescere la conoscenza del territorio, né maturare le coscienze. In questo contesto è un impegno civile seguire una strada diversa, quella della riflessione e dell’approfondimento, per indagare, valorizzare e tenere viva la memoria la quale ha costantemente bisogno di essere rinfrescata e salda, fuori dalle mode e dal messaggio facile che appaga nell’immediato ma non lascia segni.
    Nel perseguire tali scopi è dirimente il ruolo dei collaboratori oltre che dell’interesse che i lettori stanno dimostrando. È perciò mio dovere, insieme con i componenti del comitato scientifico e di redazione, ringraziare gli studiosi che hanno inviato i risultati delle loro ricerche alla nostra rivista la quale inizia a presentarsi ad una platea sempre più ampia con il tipico spirito marchigiano: partenza non urlata, con impegno e costanza attenta ad evidenziare non solo le eccellenze artistiche, ma i fenomeni che nel tempo hanno contribuito a dare alla regione una fisionomia riconoscibile e uno specifico spessore culturale.

     

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

  • N. 2 (2015)

    Arte marchigiana numero due: è noto come sia entusiasmante pubblicare il primo numero di una testata, al contrario più impegnativo mantenere le scadenze, rappresentare i territori regionali e la qualità dei contenuti.
    Siamo al secondo numero: il primo ha trovato buona accoglienza presso gli studiosi e gli appassionati, pertanto ci auguriamo di poter mantenere il passo secondo le finalità che ci siamo prefissati.
    Questo numero esce in concomitanza con la mostra organizzata nella Galleria Nazionale delle Marche relativa alla ricostituzione temporanea dello studiolo di Federico da Montefeltro, uno degli ambienti più intriganti del Palazzo ducale di Urbino: come è noto dopo la devoluzione roveresca vi erano rimasti il soffitto di fiabesco sapore e le pareti lignee sapientemente intarsiate da maestranze fiorentine, mentre i ritratti degli uomini illustri che ornavano la parte alta furono alienati dal cardinal legato Antonio Barberini, una parte acquistata dal cardinale Joseph Fesch poi destinata al Museo del Louvre, altra rimasta nella raccolta di famiglia fino al XX secolo ed acquistata ad inizio anni cin-quanta dallo Stato italiano quindi destinata al suo ambiente originario.
    Si è trattato di una felice iniziativa finalizzata alla ricostruzione dell’ambiente ducale che offre l’opportunità per una riflessione attorno al fenomeno delle esposizioni, argomento tornato centrale recentemente circa i benefici e le finalità delle mostre il cui successo è a volte determinato dal martellamento pubblicitario non sempre direttamente proporzionale alla qualità delle proposte espositive valutate oramai quasi esclusivamente per il numero di visitatori che riescono a veicolare e per l’impatto economico sulle città.
    Con un minimo di progettualità deve essere considerata dirimente la capacità di condividere con i territori e le comunità i valori culturali delle opere d’arte che spesso si trovano ad essere decontestualizzate e bisognose di letture che ne permettano la migliore comprensione: di questo in alcuni casi non ci si preoccupa e ancora più grave è che talvolta gli stessi studiosi non colgano l’occasione per ulteriori ricerche e approfondimenti rispetto a quanto già è noto. La conoscenza promuove la crescita civile nella consapevolezza che il patrimonio storico ed artistico, relazionato al contesto nel quale per un insieme di circostanze è nato, è da condividere pienamente come facente parte della propria storia.


    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini

  • Copertina Arte Marchigiana

    N. 1 (2014)

    Arte nelle Marche e Arte delle Marche: la presente iniziativa editoriale intende superare i due concetti poiché accoglierà argomenti relativi ad artisti marchigiani sia attivi nelle Marche che fuori regione, così come opere conservate o realizzate per le Marche indifferentemente dal luogo di provenienza degli artisti. Questo si inserisce nell’ambito dell’attività del Centro Studi Mazzini che nel proprio atto costitutivo (1 marzo 1991) si pone lo scopo di “promuovere la diffusione della cultura, dell’arte, della storia” del territorio marchigiano. Il Centro Studi ha al suo attivo alcune collane editoriali: La valle dorata, La via
    lattea, Miscellaneo che hanno contribuito alla conoscenza del patrimonio storico-artistico: non sempre si è trattato di mettere in evidenza capolavori che certo non esulano dalla finalità indicata, ma di appuntare l’attenzione nei confronti dei valori storici del territorio che si esplicitano anche attraverso la produzione
    delle opere d’arte. 
    A seguito di tale attività da tempo si ragionava sull’opportunità di attivare una pubblicazione periodica frenata però dall’impegno non solo economico, ma soprattutto dall’esigenza di poter offrire argomenti all’altezza dell’ambizione del progetto: sembra che ora i tempi siano maturi per concretizzarlo rendendolo semplice ed esplicativo attraverso il titolo di Arte marchigiana che avrà lo scopo di costruire una sorta di spazio ideale che contenga i valori culturali in cui i cittadini marchigiani possano riconoscersi.
    Una spinta alla pubblicazione è dovuta anche alla congiunzione, in tempi recenti molto più stringente, tra cultura e turismo: elementi non certo in contraddizione, ma i cui rapporti a volte tendono a confondersi; è un fatto che la promozione turistica sia tanto più allettante quanto possa poggiare sulla esaltazione
    dei monumenti, sul paesaggio, sulle opere d’arte, sui luoghi della memoria, etc. ed è altrettanto vero però che il bene culturale abbia un valore intrinseco: la sua conoscenza porta in sé anche la crescita personale, la consapevolezza di appartenenza non a caso a luoghi che improntano i ricordi, che aggiungono qualità al quotidiano. Non si può non dedicare l’iniziativa a Pietro Zampetti il quale dagli anni quaranta del Novecento ha dedicato le sue energie ad iniziative ad evidenziare le peculiarità della cultura marchigiana attraverso organizzazione di mostre, convegni, iniziative editoriali, l’insegnamento universitario, il ruolo propositivo ricoperto nel Centro regionale per i Beni culturali.
    L’esigenza di approfondire, argomenti marchigiani è stata avvertita attraverso le uscite periodiche tra Otto e Novecento di Nuova rivista misena, Rassegna bibliografica dell’arte italiana, Rassegna marchigiana e tempo dopo, per iniziativa dello stesso Zampetti e Carlo Bo, Notizie da Palazzo Albani, quest’ultima
    gloriosa testata ancora attiva.

    Bonita Cleri
    Presidente Centro Studi G. Mazzini