N. 2 (2015)
Arte marchigiana numero due: è noto come sia entusiasmante pubblicare il primo numero di una testata, al contrario più impegnativo mantenere le scadenze, rappresentare i territori regionali e la qualità dei contenuti.
Siamo al secondo numero: il primo ha trovato buona accoglienza presso gli studiosi e gli appassionati, pertanto ci auguriamo di poter mantenere il passo secondo le finalità che ci siamo prefissati.
Questo numero esce in concomitanza con la mostra organizzata nella Galleria Nazionale delle Marche relativa alla ricostituzione temporanea dello studiolo di Federico da Montefeltro, uno degli ambienti più intriganti del Palazzo ducale di Urbino: come è noto dopo la devoluzione roveresca vi erano rimasti il soffitto di fiabesco sapore e le pareti lignee sapientemente intarsiate da maestranze fiorentine, mentre i ritratti degli uomini illustri che ornavano la parte alta furono alienati dal cardinal legato Antonio Barberini, una parte acquistata dal cardinale Joseph Fesch poi destinata al Museo del Louvre, altra rimasta nella raccolta di famiglia fino al XX secolo ed acquistata ad inizio anni cin-quanta dallo Stato italiano quindi destinata al suo ambiente originario.
Si è trattato di una felice iniziativa finalizzata alla ricostruzione dell’ambiente ducale che offre l’opportunità per una riflessione attorno al fenomeno delle esposizioni, argomento tornato centrale recentemente circa i benefici e le finalità delle mostre il cui successo è a volte determinato dal martellamento pubblicitario non sempre direttamente proporzionale alla qualità delle proposte espositive valutate oramai quasi esclusivamente per il numero di visitatori che riescono a veicolare e per l’impatto economico sulle città.
Con un minimo di progettualità deve essere considerata dirimente la capacità di condividere con i territori e le comunità i valori culturali delle opere d’arte che spesso si trovano ad essere decontestualizzate e bisognose di letture che ne permettano la migliore comprensione: di questo in alcuni casi non ci si preoccupa e ancora più grave è che talvolta gli stessi studiosi non colgano l’occasione per ulteriori ricerche e approfondimenti rispetto a quanto già è noto. La conoscenza promuove la crescita civile nella consapevolezza che il patrimonio storico ed artistico, relazionato al contesto nel quale per un insieme di circostanze è nato, è da condividere pienamente come facente parte della propria storia.
Bonita Cleri
Presidente Centro Studi G. Mazzini