Abstract
Negli ultimi anni, si è consolidata, nel nostro Paese, la tendenza ad impiegare il diritto penale come strumento di controllo del dissenso, soprattutto ambientale, anche quando questo si manifesta in forme pacifiche e costituzionalmente tutelate. Le recenti modifiche legislative hanno prodotto un evidente squilibrio tra il (presunto) disvalore lesivo di alcune forme di dissenso e la severità delle sanzioni penali ad essi comminate. Queste discutibili scelte politico-criminali sollevano perplessità in relazione al rispetto del principio penalistico di proporzionalità, e, prima ancora, rispetto agli articoli 17 e 21 della Costituzione. Il contributo sostiene la necessità di ricorrere al diritto penale come extrema ratio, privilegiando, ove possibile, l’impiego di misure extrapenali, volte ad assicurare, all’interno di un sistema democratico, il dialogo ed il confronto.

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