Abstract
Il saggio analizza gli strumenti giuridici adottati per fronteggiare la diffusione della Xylella fastidiosa nella regione italiana della Puglia, con particolare riferimento al Piano straordinario di rigenerazione olivicola in “zona infetta”. Si sostiene che le misure normative e amministrative introdotte a livello europeo, nazionale e regionale non si limitino alla gestione fitosanitaria dell’emergenza, ma configurino un più ampio processo di ristrutturazione del comparto olivicolo in chiave agroindustriale. Dopo una ricostruzione del quadro teorico relativo all’influenza del neoliberismo e dell’ordoliberalismo sull’evoluzione della Politica Agricola Comune, il contributo evidenzia come il paradigma della competitività e dell’efficienza abbia progressivamente orientato le politiche agricole europee verso modelli di mercato. In tale contesto, l’emergenza Xylella avrebbe funzionato da catalizzatore di trasformazioni già latenti, favorendo l’introduzione di deroghe normative, semplificazioni procedimentali e poteri straordinari in deroga ai vincoli paesaggistici e ambientali. Particolare attenzione è dedicata alle misure di estirpazione, reimpianto con cultivar definite “resistenti” o “tolleranti”, riconversione colturale, contratti di filiera e distretto e accorpamento fondiario, che incidono sull’assetto proprietario e sull’organizzazione produttiva. L’analisi critica evidenzia il rischio di effetti ambientali, ecosistemici e sociali negativi, nonché di una progressiva marginalizzazione dei piccoli produttori a vantaggio di operatori professionali e modelli intensivi e superintensivi. Il paesaggio olivicolo tradizionale risulta così oggetto di una trasformazione strutturale, legittimata dall’emergenza fitosanitaria ma funzionale a una nuova politica olivicola orientata alla standardizzazione e all’integrazione nei mercati globali. Il caso pugliese viene quindi proposto come esempio paradigmatico di come il diritto dell’emergenza possa tradursi in strumento di riconfigurazione economica e territoriale, sollevando interrogativi sul bilanciamento tra tutela ambientale, sostenibilità sociale e sviluppo competitivo.

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