Abstract
In "Americanismo e Fordismo", Antonio Gramsci ribalta la sua concezione degli intellettuali e teorizza la capacità del capitale di generare cultura direttamente attraverso le sue attività economiche e produttive, senza la necessità di ricorrere ad altre "agencies" culturali e istituzioni mediatrici. Per l'autore di questo saggio, adottare questa preziosa intuizione significa comprendere come l'astrazione della ricchezza, al centro del sistema capitalista, si traduca nello svuotamento del mondo concreto e nella sua simultanea riduzione a un'ingannevole apparenza superficiale. Attraverso questa diade dialettica di svuotamento e superficializzazione, il saggio tenta di interpretare la logora ideologia postmoderna e l'ideologia dell'infosfera che pretende di sostituirla oggi, con lo stesso effetto di occultare la vera realtà delle relazioni sociali capitaliste.

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