Abstract
La Novella 47 – che introduce l'obbligo di datare i documenti pubblici indicando anche gli anni di regno dell'imperatore – presenta una praefatio molto interessante dal punto di vista della fondazione di Roma. Essa conferma la funzione strumentale e propagandistica delle ben note leggende: sono tutti indicati come fondatori Enea, Romolo e persino Numa, ai quali si aggiungono Cesare e Augusto. Questo è segno che, persino nella Costantinopoli del VI secolo, il mito era ancora vivo e utilizzato per la legittimazione pubblica globale della nuova Roma e del suo imperatore.

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