Abstract
A sessant’anni dalla pubblicazione di Studi sulla funzione organizzatrice della pubblica amministrazione, questo contributo si prefigge di valutare l’influenza esercitata dalle riflessioni di Mario Nigro sui percorsi dottrinali che si sono sviluppati sino ad oggi, nonché l’attualità delle intuizioni cristallizzate nella sua opera in un contesto socio-tecnico mutato.
Dopo aver evidenziato il carattere innovativo dell’approccio adottato da Nigro nell’analisi del fenomeno organizzativo, il lavoro si focalizza sul concetto di organizzazione formulato dall’Autore. Dal confronto con le visioni della dottrina coeva si prova a far emergere il terminale comune tra la singolare impostazione di Nigro e quella, da questi criticata, di Giorgio Berti per come sfociata nella teorizzazione più recente: l’organizzazione soggettivamente amministrativa è una e, dunque, non l’unica delle possibili espressioni della sovranità popolare.
A partire da questo risultato e dalla conseguenza logica dedotta dalla più recente dottrina, vale a dire l’oculata pubblicizzazione delle entità privatistiche che svolgono attività oggettivamente amministrative, comprese quelle in relazioni di autonomia rispetto alle entità pubblicistiche, il contributo tenta di convalidare le intuizioni di Nigro sul rischio di una «burocrazia autocefala» in rapporto alla realtà contemporanea, e di formulare un’ipotesi, speculare alla suddetta, che possa contribuire ad arginare questo fenomeno. Difatti, le probabilità di un apparato amministrativo neutrale dal punto di vista del perseguimento degli interessi pubblici e indisponibile rispetto alle richieste dei cittadini sono esponenzialmente più elevate oggi, nell’era in cui l’introduzione dell’intelligenza artificiale minaccia di cancellare l’interazione umana, come fondamento, sinora giuridicamente irrilevante in quanto ovvio, del diritto e dei diritti. Il lavoro, dunque, propone di estendere alle organizzazioni soggettivamente amministrative i principi giuridici umanizzanti (ad esempio, il principio di fraternità) che, in quanto tali, hanno nelle relazioni intersoggettive di diritto privato una sede naturale.
Nella seconda parte, il contributo si sofferma sulla natura dell’organizzazione come attività di indirizzo, dalla quale Nigro fa discendere il rapporto di continuità tra organizzazione e attività amministrativa. Ancora una volta, si evidenzia l’attualità di questa costruzione nell’ordinamento contemporaneo, non soltanto perché ha continuato a formare la base di recenti riflessioni dottrinali, ma anche per la riconoscibilità di alcuni dei suoi tratti tipici in principi e fatti organizzativi emergenti: l’«elasticità» è parte del principio di resilienza, il lavoro agile incide sul «farsi dell’attività», dal carattere «singolare» e «concreto» degli atti di macro-organizzazione discenderebbe un obbligo di motivazione non limitato alla logicità e congruità delle scelte compiute.

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