Emergenza e decisioni di finanza pubblica: prima e dopo il Covid-19

Abstract

Si è evidenziato in più sedi come la pandemia da Covid-19 e la conseguente risposta da parte delle istituzioni non abbiano fatto altro che enfatizzare alcune tendenze di fondo già presenti nel sistema.  

Il fenomeno è particolarmente evidente nel settore della contabilità pubblica, in cui la necessità di apprestare soluzioni immediate a supporto sia del sistema sanitario che dell’economia nel suo complesso hanno messo luce la netta tendenza ad una marginalizzazione delle assemblee rappresentative nelle decisioni sull’allocazione delle risorse.

Il presente studio si propone allora di analizzare come le dinamiche verificatesi recentemente in fase di adozione dei vari documenti che compongono la manovra finanziaria ma più in generale delle decisioni di spesa in senso lato (incluse quelle sviluppatesi nel corso dello stato di emergenza di cui alla D.C.M. 31 luglio 2020) rappresentino probabilmente il sintomo più evidente di un profondo cambio di assetto della forma di governo, in cui – all’irrigidirsi della normativa europea e costituzionale in materia di bilancio e al correlato sviluppo di un dialogo procedimentalizzato con le istituzioni di Bruxelles – si è accompagnata una progressiva marginalizzazione delle assemblee parlamentari.

Se dunque il bilancio (ma più in generale ogni provvedimento di spesa) – per utilizzare la nota formulazione Buscema – non è altro che la «trascrizione in termini contabili» dell’indirizzo politico – la crisi del parlamentarismo diviene specchio di una più estesa crisi della democrazia rappresentativa, sicché la predisposizione di nuovi meccanismi di riequilibrio nei rapporti tra esecutivo e legislativo diviene centrale nel salvaguardare il nucleo-forte della rappresentanza politica, per cui il Parlamento non può essere chiamato ad una mera ratifica in extremis di decisioni assunte da altri.

https://doi.org/10.14276/2610-9050.2341
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