Abstract
Un anonimo autore cristiano, detto Ambrosiaster, attesta intorno all'anno 385 la piena libertà delle mogli di ripudiare i propri coniugi; egli fa risalire questa libertà a un edictum Iuliani, che non è stato trasmesso fino a noi tra le fonti normative. Una restrizione innovativa al diritto di ripudio era stata imposta da Costantino; sebbene non vi sia traccia nei resti della legislazione di Giuliano di un editto abrogativo della legge costantiniana, vi sono alcune disposizioni giuliane che abrogano leggi costantiniane oltre a provvedimenti giulianei che trattano aspetti patrimoniali del diritto di famiglia. Dopo una breve analisi del quadro che emerge dalla documentazione papiracea, il contributo esamina le testimonianze patristiche, che richiedono di essere interpretate con cautela, ma forniscono indizi sull'esistenza o meno di restrizioni normative in merito al repudium. Ulteriore conferma dell'esistenza e dell'impatto dell'edictum Iuliani sull'ordinamento giuridico dell'impero può essere ricavata dalla ricostruzione dell'evoluzione normativa. Non ci sono ragioni valide per respingere la testimonianza di Ambrosiaster: il perduto edictum Iuliani è coerente con le fonti patristiche, con l’evoluzione della legislazione imperiale, e con gli ideali e l’attività dell’imperatore Giuliano come legislatore.

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