Abstract
Il saggio affronta il rapporto tra sfruttamento del lavoro e organizzazioni complesse, nella prospettiva degli strumenti repressivi e di continuità aziendale predisposti dall’ordinamento per contrastare fenomeni di «nuova schiavitù» nelle catene degli appalti. Muovendo da una recente sentenza del Tribunale di Firenze, il lavoro si concentra nell’analisi dei presupposti, delle differenze e delle criticità delle diverse tecniche di tutela, penali e para-penali, della dignità del lavoro nel contesto dell’impresa, ricostruendo la fisionomia degli istituti così come definita dalla più recente giurisprudenza del Tribunale di Milano. La ricerca evidenzia l’esigenza di razionalizzazione delle misure preventivo-sanzionatorie e le potenzialità del d.lgs. n. 231/2001, alla luce degli obblighi sovranazionali di due diligence, per assurgere a disciplina privilegiata per intercettare fenomeni lesivi della personalità individuale dei lavoratori nei contesti societari.

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